La scena della diagnosi è straziante. Vedere Mauro Labadini con quella caviglia distrutta fa male al cuore. Sara piange disperata, ma lui non molla. È la definizione di ossessione sportiva. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! si vede tutta la sua follia. Un atleta disposto a tutto pur di non rinunciare al suo sogno, anche a costo di diventare invalido. Che forza!
Sara è il cuore pulsante di questa storia. Mentre il dottore spiega i danni alla cartilagine, lei trema. Non le importa del titolo o della gloria, vuole solo che Mauro stia bene. La scena in cui lo abbraccia piangendo sul letto d'ospedale è pura emozione. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! emerge il conflitto tra amore e ambizione. Lei lo sostiene, anche se sa che potrebbe perderlo per sempre.
Quel biondo nel corridoio che fuma e guarda il telefono è iconico. Sa che Mauro è un pazzo, ma è proprio per questo che lo stima. Dice che è il più grande giocatore che abbia mai allenato. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! si capisce che per lui, anche se Mauro non potrà più giocare, resterà una leggenda. Un rapporto maestro-allievo bellissimo e complesso.
Le immagini dei raggi X sono terribili. Il legamento peroneo-astragalico anteriore completamente lacerato, la cartilagine usurata, segni di frattura. Il dottore è serio, quasi spaventato. Mauro però ha quella luce negli occhi. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! si vede che per lui non c'è alternativa. La medicina dice basta, il cuore dice vai. Una lotta interna devastante.
Manca solo un scatto, due partite alla fine del sogno. Mauro stringe i pugni sul lenzuolo. Sara gli chiede cosa ne sarà della squadra, ma lui pensa solo al suo obiettivo. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! la tensione è alle stelle. Riuscirà a finire la stagione o crollerà proprio sul traguardo? La suspense è insopportabile.
Sara piange così tanto che il trucco le cola sul viso. Dice a Mauro che lo manterrà per tutta la vita se resterà invalido. È una promessa d'amore enorme. Lui la chiama per nome, Sara, con una dolcezza che contrasta con la sua testardaggine. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! questi momenti di tenerezza spezzano il cuore. Amarsi in mezzo al dolore è la cosa più difficile.
L'allenatore lo definisce un pazzo, ma con rispetto. Mauro Labadini è unico. Anche se domani non potrà più camminare, oggi vuole giocare. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! si celebra questa follia eroica. Non è sano, non è logico, ma è ciò che rende i campioni diversi dagli altri. Un personaggio indimenticabile che ti lascia senza fiato.
L'atmosfera all'inizio è inquietante. Quel corridoio illuminato di rosso con la scritta risonanza magnetica sembra un presagio. Poi la diagnosi piove come una condanna. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! l'ambientazione clinica contrasta con la passione ardente dei protagonisti. Il freddo delle piastrelle contro il calore delle lacrime di Sara. Regia impeccabile.
Sara urla 'Non giochiamo più' mentre piange. Non ce la fa più a vederlo soffrire. Mauro però ha deciso. Se molla adesso, se ne pentirà per tutta la vita. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! il dialogo è serrato e pieno di emozione. Due visioni del mondo che si scontrano: la prudenza di chi ama e l'incoscienza di chi vive per lo sport.
Alla fine si abbracciano forte. Sara nasconde il viso nel petto di Mauro, lui la accarezza. Non servono parole. In (Doppiaggio) Il calcio è finito? Io non mi sono svegliato! questo gesto dice più di mille discorsi. Accettano il destino insieme, qualunque esso sia. Una scena finale che ti lascia con il nodo in gola e la speranza nel cuore. Capolavoro emotivo.