Quella sala operatoria vuota, lucida, silenziosa... sembra un tempio del destino. Lei sdraiata, gli occhi spalancati, mentre le siringhe luccicano sotto i riflettori. Non è un intervento, è una sentenza. E io qui a trattenere il respiro insieme a lei.
Vestito azzurro, tacchi alti, lacrime asciutte. Cammina verso l'edificio come se sapesse già cosa l'aspetta. Lui in abito elegante, immobile come una statua. Nessuno parla, ma tutto urla. Signor Sorpresa ha creato un silenzio più rumoroso di mille gridi.
Quell'inquadratura sulla siringa contro la luce dei riflettori... è poesia visiva. Non è medicina, è magia nera. Lei guarda con terrore, io guardo con fascinazione. Come fa un oggetto così piccolo a contenere tanto dolore?
Una in camice bianco, l'altra in vestito estivo. Una parla con autorità, l'altra con disperazione. Ma entrambe sono intrappolate nella stessa storia. Il telefono è il filo che le lega, e anche quello che le separa. Geniale.
Piscina di notte, fiori nei capelli, baci bagnati d'amore. Poi taglio netto: ospedale, camice, paura. Quel contrasto è un pugno nello stomaco. Signor Sorpresa sa come giocare con i nostri sentimenti, e noi ci caschiamo ogni volta.